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Terremoto, danni a molte chiese in Polesine. Zaia: 'Stato d'emergenza'

ROVIGO - La terra ha tremato ancora questa notte nelle zona colpite dal disastroso terremoto delle 4.02 di domenica. Una trentina le scosse di assestamento registrate dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, la più forte delle quali è stata di magnitudo 3.7 alle ore 1.04, con epicentro sempre nella zona tra Bondeno e Finale Emilia. Movimenti tellurici avvertiti anche dagli abitanti dell'Alto Polesine, che hanno passato una notte tutt'altro che tranquilla dopo la grande paura di domenica.
Anche in Veneto si contano i danni, localizzati principalmente nella parte più occidentale della provincia di Rovigo, quella più vicina al sisma. I crolli riguardano soprattutto chiese ed altri edifici antichi.  Tra i beni monumentali più danneggiati c'è il campanile pendente di Ficarolo (foto), uno dei più alti del Veneto: nello stesso paese sono caduti calcinacci dalla facciata della chiesa, così come a Fiesso Umbertiano. I danni maggiori per quanto riguarda gli edifici di culto si registrano a Calto, dov'è crollata parte del tetto, ma problemi si sono avuti anche nelle chiese di Castelmassa, Occhiobello, Bergantino, Melara e Ceneselli, dove la prima comunione di 15 bambini è stata officiata nella palestra comunale). Danni, anche se meno ingenti, nella chiesa di Castagnaro (Verona), in quella di Santo Stefano a Vicenza, mentre a Padova è stato transennato per precauzione l'oratorio di San Rocco. Scuole chiuse fino a domani a Ficarolo, mentre a Castelmassa il sindaco ha deciso di tenere chiuse scuole materne ed elementari fino a settembre.
Dopo il grande spavento inizierà ora la quantificazione dei danni registrati. Il presidente della Regione Luca Zaia stamane intervenendo Radio Anch'io ha assicurato che  ''le strutture regionali sono al lavoro per quantificare i danni verificatisi nei nostri territori. La zona più colpita è quella della provincia di Rovigo, dove ad essere danneggiati sono in particolare gli edifici di culto. Stiamo pensando di portare a breve un provvedimento ricognitivo e chiedere lo stato di emergenza''. “Stiamo, inoltre, valutando la predisposizione di eventuali stanziamenti - ha precisato Zaia - ma è ancora troppo presto per quantificare l'entità dei danni prodotti dal sisma. L'esperienza maturata con la gestione dell'alluvione dell'autunno 2010 ci consiglia cautela nel determinare cifre a caldo che poi possono rivelarsi sbagliate''.

Pubblicato il 21/05/2012

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