Inchiesta Cronaca Politica Economia Ambiente Sociale Università Lifestyle Cultura Sport
In Regione Venezia-Mestre Padova Vicenza Treviso Verona Belluno Rovigo
Simone Temperato, una vita di sfide sulla bici in impennata

Da bambini era la classica sfida tra amici, per stabilire chi era il più “figo” della compagnia: fare più strada possibile con la bici in impennata. Di quella sfida Simone Temperato ne ha fatto quasi una ragione di vita, prolungandola fino a limiti che non sembravano umanamente possibili. Ha scalato le più famose e dure salite dell’arco alpino, sempre e rigorosamente con la ruota anteriore sollevata da terra, e non contento le ha pure percorse in discesa: così il “Magico Tempe” (suo nome d’arte), 37 anni di Bassano del Grappa, si è fatto conoscere in tutta Italia, sfruttando le sue doti naturali e un passato da atleta di buon livello nel bike trial, specialità acrobatica nelle due ruote.

Da dove nasce questo suo modo particolare di usare la bici?
Delle mie doti di equilibrio mi ero già accorto da bambino, quando facevo le gare di impennata con gli amici e di strada ne facevo parecchia più di loro. Dopo essermi dedicato al bike trial e vaer disputato anche due mondiali, nel 2004 al velodromo di Bassano ho stabilito il record dell’ora di impennata con la mountain bike senza ruota anteriore. Proprio quella sera, con un po’ di incoscienza, ho lanciato la mia prima vera sfida: scalare lo Stelvio in impennata con la bici da corsa, che fino ad allora non avevo mai usato. Il giorno dopo ho provato a salire da Bassano a Rubbio (15km di salita, nda) e ce l’ho fatta. Lì ho capito di avere delle doti importanti e nell’agosto del 2005 ho domato lo Stelvio. Ed è stata solo una delle prime tra le tante vette conquistate.
Qual è stata la sua impresa più faticosa?
Forse la scalata del Passo del Rombo, salita lunga ben 29 chilometri. Vuol dire rimanere concentrati e sotto sforzo per quasi tre ore, infatti per qualche minuto dopo l’arrivo non sentivo più certi muscoli. E poi scendendo mi sembrava impossibile di aver fatto tutta quella strada in salita. Ma non dimentico anche la fatica fatta su salite con pendenze più estreme come lo Zoncolan o Punta Veleno nel veronese: quando vai a velocità bassissime mantenere l’impennata è molto più difficile.
Quanto si allena per preparare le sue imprese?
Questo è un punto dolente! Il mio lavoro ti tecnico programmatore mi tiene occupato anche più di 10 ore al giorno, quindi il tempo da dedicare alla bici, anche se può sembrare strano, è pochissimo. Fino a qualche anno fa riuscivo sempre ad allenarmi il sabato e la domenica, ora capita di non aver tempo nemmeno nel weekend. Per fortuna per il mio tipo di attività conta molto l’equilibrio, e quella è la mia dote naturale.
Abbiamo parlato delle salite, ma in discesa quali sono le difficoltà?
Soprattutto il fatto di non poter sbagliare, anche se uso delle protezioni tipo motociclista che limiterebbero molto i danni in caso di caduta. Le mie esibizioni in discesa sono molto più spettacolari per il pubblico: lo sforzo fisico è minore, ma serve massima concentrazione per vedere anche la minima buca o sassolino presente sull’asfalto.
Simpatizza per qualcuno in particolare tra i corridori professionisti?
Non seguo molto il mondo delle corse… comunque preferisco senz’altro gli scalatori, quelli col fisico minuto come me. Corridori tipo Pozzovivo e gli arrampicatori colombiani li seguo volentieri, mentre non mi esaltano proprio i velocisti.
Cos’è per lei la bicicletta?
E’ una sfida continua, che è diventata anche un insegnamento per la vita: l’importanza di porsi degli obiettivi e riuscire a raggiungerli, anche se all’inizio sembravano quasi impossibili.
A proposito di obiettivi, quali sono quelli futuri?
Intanto dovrei percorrere una delle salite di questo Giro d’Italia qualche ora prima del passaggio dei corridori: non so ancora se sarò sul Giau, sul Manghen o sullo Stelvio, dipende dagli organizzatori. Due anni fa sul Monte Grappa i mio passaggio prima della corsa fu bellissimo, per me e per il pubblico. Ma la sfida più dura che ho lanciato per il 2012 sarà tentare di scalare il terribile muro di Sormano (2 chilometri con pendenze fino al 25%, nda) senza ruota e forcella e con una sola mano sul manubrio.
Tommaso Marconato




Pubblicato il 07/05/2012

Condividi l'articolo!

Lascia un commento

Nome:


Email:


Testo:


Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente

Tutti gli utenti possono manifestare il proprio pensiero su Veneto7giorni. Ferma restando la piena libertà di ognuno di esprimere la propria opinione su fatti che possano interessare la collettività o sugli argomenti specifici da noi proposti, i contributi non dovranno in alcun caso essere in contrasto con norme di legge, con la morale corrente e con il buon gusto. Ad esempio, i commenti e i nickname non dovranno contenere: - espressioni volgari o scurrili - offese razziali o verso qualsiasi credo o sentimento religioso o abitudine sessuale - esaltazioni o istigazioni alla violenza o richiami a ideologie totalitarie ecc. Veneto7giorni non può in alcun modo essere ritenuto responsabile per il contenuto dei messaggi inviati dagli utenti. I contributi che risulteranno in contrasto con i suddetti principi verranno cancellati dalla redazione entro 24 ore, senza che per Veneto7giorni vi sia alcun obbligo di preavviso. Ciascun partecipante si assume la piena responsabilità penale e civile derivante dal contenuto illecito dei propri messaggi e da ogni danno che possa essere lamentato da terzi in relazione alla pubblicazione degli stessi.

Ultimi commenti