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Esuberi Electrolux, il fallimento di un piano sociale avanzato

Un anno dopo

TREVISO - Sembrava l’accordo per la ristrutturazione di un’azienda, l’Electrolux, colosso nella produzione di frigoriferi, più avanzato mai fatto fra incentivi per le dimissioni e per l’autoimprenditorialità. Una pioggia di soldi per gestire quasi 800 esuberi fra Susegana (Tv) e Porcia, che un anno dopo il sì al referendum fra i lavoratori del 29 e 30 marzo 2011, si è rivelato un fallimento. Con il rischio ora per gli operai e gli impiegati di veder saltare anche quanto concordato l’anno scorso alla luce della riforma degli ammortizzatori sociali ora in discussione. Il governo vuole chiudere la partita entro fine marzo: licenziamenti per crisi economica compensati da un’indennità per dodici mesi, poi basta. E proprio a fine marzo per i lavoratori Electrolux scade il primo anno di cassa integrazione. Oggi pomeriggio sindacati e azienda si ritroveranno attorno a un tavolo per discutere del rinnovo del secondo anno di ammortizzatore sociale. Con la riforma Fornero come pistola puntata alla tempia. Vediamo però come si è risolto il patto sociale del 2011.

L’accordo. Electrolux agli inizi dell’anno scorso annuncia 800 esuberi fra Susegana e Porcia. Nello stabilimento della Marca, che già doveva smaltire 115 esuberi del piano di ristrutturazione del 2008, si parla di 453 operai. Davanti all’allora ministro del Lavoro Maurizio Sacconi si firma un accordo che sulla carta sembra welfare avanzato: si stabilisce un tetto massimo di 600 operai in cassa integrazione a turno fra Susegana e Porcia, con tutta una serie di incentivi all’uscita dall’azienda. Trentamila euro per chi si fosse licenziato entro tre mesi (quindi il primo giugno scorso), dimezzati a 15mila per i dimissionari fino al 31 marzo di quest’anno. I prepensionamenti accompagnati con al massimo tre anni di mobilità e 7mila euro di “bonus” per ogni anno di uscita anticipata dal lavoro. Contributi previsti anche per chi si dimette dopo la cassa integrazione: dai 22 ai 24 mila euro (questo punto ora messo in discussione dalla riforma Fornero). Ma la vera novità era il contributo di 37mila euro per incentivare l’autoimprenditorialità, composto da 22mila euro di incentivo al licenziamento e 14mila per il sostegno alla nuova attività, con Electrolux come garante per le banche. L’accordo venne sottoposto a referendum a fine marzo: su complessivamente 2mila lavoratori a Susegana e in Friuli, passò il sì con il 77,43 per cento.

Più dentro che fuori. Un anno dopo a uscire dallo stabilimento di Susegana sono stati in 119, il 25 per cento degli esuberi: “In pratica, lo stesso numero che avanzava dalla ristrutturazione del 2008, è stato esaurito il vecchio piano – considera Claudia Gava, Rsu per la Fiom-Cgil – Chi se n’è andato, l’ha fatto subito, usufruendo dell’incentivo maggiore. Gli altri sono rimasti”. “Molti dei colleghi che si sono licenziati prendendo i 30mila euro sono ancora senza lavoro – racconta ancora Gava – Alcuni si sono ricollocati in aziende più piccole dove l’articolo 18 non esiste. Mi risulta che un caposquadra abbia proprio cambiato mestiere: ora fa il custode in una scuola”. È anche successo in un paio di casi che chi ha cercato di ricollocarsi tramite convenzioni con altri enti sia poi rientrato in azienda perché lo stipendio era addirittura inferiore della cassa integrazione. E i neoimprenditori? Al momento se ne contano solo due: un operaio di Susegana grazie all’incentivo di 37mila euro ha avviato con il fratello un’impresa di giardinaggio, e una operaia di Porcia ha aperto un’edicola.

Le ragioni del fallimento. Sono presto dette: “Nell’incertezza occupazionale che regna sovrana in questo periodo – spiega la delegata sindacale - la garanzia di un posto fisso e della mobilità, che è comunque un reddito, è preferibile ad altre possibilità”. Al di là di avere o meno un’indole imprenditoriale, il succo è che per molti non esiste altro tipo di ricollocazione fuori da Electrolux, e ognuno si fa i suoi conti per prolungare il più possibile un’entrata. Anche se i volumi di produzione dei frigoriferi in otto anni si è dimezzato (da un milione e 400mila pezzi nel 2004 ai 700mila previsti nel 2012) e non c’è prospetiva di aumento della produzione. E anche se ora la crisi colpirà anche gli impiegati, con cento tagli previsti quest’anno in tutta Europa, a Susegana saranno 25.

Antonella Scambia

Pubblicato il 21/03/2012

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