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A rischio gli uffici locali della Polizia Postale

Padova, Treviso, Belluno sono solo alcune delle città che rischiano di restare senza un ufficio di Polizia Postale. È l'ipotesi delineata dai sindacati di categoria che avvertono: “stanno cercando di centralizzare la Polizia Postale – spiega Berardino Cordone, segretario del Coisp di Treviso – mettendo un unico ufficio a Venezia. Ma così è più difficile controllare il territorio”. Tuttavia negli ultimi giorni il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri ha dimostrato una “timida apertura”, aggiunge Mirco Pesavento, segretario provinciale del Sap di Padova.
La notizia corre da Belluno a Rovigo in un batter d'occhio. I sindacati diramano una nota: “sono oramai costanti e oggettivamente attendibili le voci che rimbalzano dagli ambienti ministeriali e non solo, che indicano come il Dipartimento di Pubblica Sicurezza si appresti a dismettere l’apparato capillare ad oggi presente sul territorio, della Specialità della Polizia di Stato denominata Polizia Postale e delle Comunicazioni". Il ruolo di questa specialità è di combattere le truffe informatiche e i reati come la pedofilia on line. Un compito delicato compiuto tra molte difficoltà. A Padova, per esempio, gli uffici della Polizia Postale sono ospitati dalle Poste e non sempre gli agenti sono in condizioni ottimali. L'anno scorso una protesta si era soffermata sulla necessità per gli agenti di portarsi da casa le stufette per scaldarsi, spiegano i sindacalisti. La situazione ora è migliorata ma è ripiombata sugli addetti ai lavori la scure dei tagli.
La geografia degli uffici di Polizia Postale sembra essere destinata a cambiare radicalmente. Attualmente in Italia ci sono circa 80 uffici decentrati sparsi nei principali capoluoghi di provincia. In Veneto sono presenti in città come Treviso, Belluno e Padova oltre ovviamente al capoluogo di regione Venezia. Secondo le voci ricorrenti nella prima settimana di giugno il taglio sarebbe drastico. Delle 80 sedi italiane si salverebbero i soli uffici centrali, appena una decina. A livello regionale, solo Venezia. L'accorpamento non è solo di carattere geografico, con la conseguenza di smantellare la capillare presenza sul territorio che, ricordano i sindacati, "è risultata essere in questi anni un modello vincente, consentendo di conseguire numerosi risultati positivi, riconosciuti sia a livello nazionale che internazionale, nei confronti di una dilagante criminalità sempre più organizzata e senza scrupoli". La riorganizzazione sarebbe strutturale: di 2000 operatori impegnati nel comparto (in Veneto sono un centinaio) ne rimarrebbero circa 1000. “Questi professionisti sarebbero costretti a lasciare i loro incarichi per vedersi “riciclare” in ambienti e compiti non specialistici – commentano i sindacati – “a danno di tutta la collettività”.
“In questo modo pensano di poter risparmiare – spiega Berardino Cordone – ma l'affitto non pesa così tanto perché gli uffici sono ospitati dalle Poste. È invece importante ricordare che la Polizia Postale svolge un'attività ramificata, basti pensare ai reati legati alla pedofilia. Se per esempio uno di questi fatti avvenisse a Conegliano chi subisce il reato si deve rivolgere agli uffici di Polizia. Se c'è la Postale in loco sa già come muoversi e coordinare l'attività. Centralizzare, al contrario, significa oberare di lavoro”. “Si parla di questo progetto da anni – aggiunge Mirco Pesavento – e abbiamo capito che Venezia non andrebbe a recuperare il personale che si vedrebbe destinato ad altre attività dalla Questura. La preoccupazione più grande è di perdere delle altissime professionalità. Ci stiamo muovendo a livello nazionale per impedirlo”.
Non sono i soli. Anche il senatore Maurizio Saia ha espresso delle perplessità in merito alla scelta di riorganizzare in questo senso il comparto. “La risposta nella lotta alla criminalità e nella tutela della sicurezza pubblica non può e non deve passare attraverso tagli indiscriminati e dannosi per la collettività" commenta. Il senatore ha annunciato un'interrogazione in Senato ma nel frattempo il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri ha rassicurato tutti con un'apertura sul tema che Pesavento definisce “timida”. “Pare che siano state accolte le proteste di non tagliare a livello periferico ma di iniziare il ridimensionamento a livello centrale – spiega – adesso i sindacati dovranno trovare riscontro per capire meglio questa revisione di proposta rispetto a quanto annunciato”.

Pubblicato il 11/06/2012

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